L’ECONOMIA ATTUALE È IN PIENA CRISI COME AL TEMPO DI …

I dati economici diffusi a marzo non sono stati poi così negativi, poiché la maggior parte di essi aveva ad oggetto il mese di febbraio. Ci attendiamo però che i dati economici in pubblicazione ad aprile siano molto più negativi. È certo che nel momento della loro divulgazione, molti dei media / social media cercheranno di rielaborare indicatori e grafici per dimostrare che “l’economia attuale è in crisi come lo era ai livelli minimi toccati nel 2008/2009!”, dando per scontato che il peggio sia oramai alle nostre spalle.

Ciò detto, a titolo esemplificativo vi proponiamo di seguito l’indice WEI (Indice Economico Settimanale) recentemente rilasciato dalla FED (Banca Centrale Americana) in cui si nota subito come gli USA siano già in corrispondenza del peggior livello fatto registrare sin dalla GFC (crisi finanziaria globale) del 2008/2009:

Fonte dati: Liberty Street Economics

La bellezza degli indicatori economici è che ne esistono così tanti che si può alla fine “sostenere” qualsiasi narrazione si voglia.

Il consenso, tra gli addetti del settore, sembra essere favorevole ad una forte ripresa economica a forma di V. Noi non ne siamo così certi. Molti indicatori economici non oscillano entro due valori estremi certi, come invece molti indicatori di sentiment. Solo perché “l’indicatore economico XYZ oggi è allo stesso livello di come lo era a marzo 2009”, non significa che il mercato azionario e l’economia abbiano toccato il fondo. Ecco perché le recessioni storiche si presentano diversamente, sotto qualsiasi forma e dimensione: possono essere blande come il 2001 o acute come la Grande Depressione.

Inoltre, l’attuale recessione presenta caratteri talmente diversi dalle recessioni storiche (lo scontro tra pandemia e azione del governo) che l’uso di linee guida basate sulle recessioni del 2008, 2001 o 1990 non ha molto senso. Questi confronti sembrano piuttosto immediati ad affidabili se visti su un grafico, ma onestamente non andremmo mai a finalizzare decisioni di investimento a seguito di un’analisi basata esclusivamente su ciò.

In realtà, la condizione dell’economia attuale non è affatto così grave come quella del 2008/2009. O perlomeno, non lo è ancora.

A tale riguardo, prenderemo di seguito in analisi due importanti indici con riferimento al mercato americano. Specifichiamo che la scelta rappresentativa ricade sull’America per il suo essere il mercato più grande al mondo, nonché con le più complete serie storiche disponibili.

Nel grafico che vi proponiamo, riportante l’indice della fiducia dei consumatori americani pubblicato dalla University of Michigan (UMCSI), ben si evince la differenza tra oggi e il periodo 2008/2009, cerchiato appositamente in rosso. La conclusione è pressoché immediata: siamo ancora distanti dai livelli fatti registrare nel periodo del cosiddetto “Credit Crunch”.

Stesso discorso a valere sull’indice della fiducia delle imprese americane, di seguito propostovi. Anche qui, per semplicità di evidenza nel raffronto con il valore odierno, abbiamo cerchiato in rosso il valore fatto registrare nel periodo 2008/2009.

Nelle settimane e nei mesi a venire sarà molto interessante comprendere lo sviluppo delle dinamiche sottostanti ai valori che verranno fatti registrare da questi indicatori. La loro importanza risulta evidente dal fatto che l’intero PIL (Prodotto Interno Lordo) americano è composto per circa il 70% dalla spesa dei consumatori, mentre il restante 30% si suddivide tra spesa/investimenti delle imprese e spesa pubblica.

Ciò detto, concludiamo questo breve raffronto con un grafico relativo al PIL americano e vi lasciamo alle relative riflessioni che ne possono scaturire, alla luce delle severe revisioni pubblicate recentemente dalle più importanti banche d’investimento, che nei mesi a venire ne pronosticano una contrazione percentuale addirittura a doppia cifra:

SINTESI

I dati economici che verranno rilasciati questo mese saranno per forza di cose altalenanti. Raccomandiamo di fare attenzione a conclusioni affrettate che si accodano alla “moda” di pensiero del momento (ad es. “Oggi abbiamo toccato il fondo in quanto siamo sullo stesso livello minimo del 2008/2009”). Se si elimina l’intero contesto e si manipola il singolo indicatore/grafico è possibile rappresentare qualsiasi narrazione si voglia.

Il campione statistico riferito alle recessioni è esiguo e queste variano significativamente l’una dall’altra.

Dato che la natura di questa recessione è molto diversa dalle altre recessioni storiche, è opportuno dare minor importanza ai dati economici e maggiore al sentiment/ampiezza delle variazioni di questi. Nel contesto attuale è d’obbligo navigare a vista, facendo le cose un passo alla volta, anziché concentrarsi sull’outlook dei prossimi 6-12 mesi.